L'anello di congiunzione dei laici nella famiglia somasca

Dal Vangelo di Giovanni (4, 4-18)

Doveva perciò attraversare la Samaria. Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicar, vicino al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe, suo figlio; qui c’era il pozzo di Giacobbe.

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.

Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua.

Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.

Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.

Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.

Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?”.

Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

“Signore”, gli disse la donna, “dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”.

Le disse: “Va’ a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”.

Rispose la donna: “Non ho marito”.

Le disse Gesù: “Hai detto bene – non ho marito – , infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”.

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Non lo possiamo credere!

Non possiamo credere che Tu…, il creatore dell’universo, il Signore e padrone dei mari, dei fiumi e di tutta l’acqua che scorre sulla terra…, stanco del viaggio e sotto il sole di mezzogiorno, ti sei ridotto a chiedere alla Samaritana: “Dammi da bere”.

“Ho sete”…, richiesta che ripeterai anche sulla croce, più tardi.

Tu, il Dio onnipotente, grande ed eterno… chiedi da bere?

Ti ringraziamo, Signore, della lezione e dell’esempio che ci stai regalando in questi giorni. Ci stai insegnando, anche con le testimonianze che abbiamo sentito ieri e che sentiremo oggi, cosa vuol dire “accogliere”.

Ti confessiamo sinceramente che noi non siamo ancora capaci di accogliere.

Pensavamo di essere capaci, e invece no.

Te lo ripetiamo: noi non siamo ancora capaci di accogliere, di ospitare, di farci prossimo.

Lo sappiamo bene, Signore, c’è un tipo di accoglienza, la nostra, che è invasione, superiorità, prepotenza, forza, supremazia, orgoglio, superbia…

E invece Tu… in punta di piedi, in modo discreto, con un infinito rispetto… ti siedi al pozzo dell’altro, della Samaritana, e al pozzo della nostra vita… e aspetti.

In silenzio, con infinita pazienza, povero, umile, disarmato, vulnerabile, debole, fragile… e dici: “Dammi da bere”.

Signore, insegnaci ad accogliere, insegnaci a pronunciare nel profondo del nostro cuore questa invocazione: “Dammi da bere”.

Insegnaci che non è possibile accogliere qualcuno, l’altro, chiunque… se prima non mi faccio accogliere da lui.

Anche tu, il Dio dell’accoglienza infinita, hai voluto prima essere accolto come bimbo, fragile, indifeso… nel grembo di una donna.

E’ difficile per noi, con la nostra mentalità efficientista (da superuomini)… pensarti come Bimbo che piange, che ha fame e che ha sete…

Ci è difficile capire e vivere quella tua Parola che ci viene consegnata in Filippesi (2, 3-9): “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”.

Pensiamo che anche san Girolamo, prima di diventare il “patrono universale dell’accoglienza”… abbia dovuto, con fatica, imparare ad essere accolto…

Per lui (soldato, nobile e con sogni di gloria) non gli è stato assolutamente facile accogliere i poveri, i bambini, gli ammalati, i contadini, i fragili, gli ultimi, gli altri…

Ha dovuto prima, con pazienza, e, cosa più difficile, accogliere se stesso, la sua fragilità, la sua vulnerabilità, la sua inconsistenza, il suo peccato…

Allora è diventato forte.

Certamente ha fatto sua l’esperienza di san Paolo che scrive: “Mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Cor 12).

Signore, ti offriamo il lavoro di quest’oggi.

E’ davvero un tempo di grazia l’essere qui e partecipare al 3° Incontro del MLS.

Continueremo ad approfondire il tema dell’accoglienza, ascolteremo con attenzione altre testimonianze (regali preziosi che ci vengono offerti).

Ti chiediamo, per favore: insegnaci a rompere in noi le barriere che impediscono ancora al nostro cuore di diventare un “cuore accogliente”.

Insegnaci a tutti noi la capacità di ripetere dal profondo della nostra esistenza la tua richiesta: “Ho sete. Dammi da bere”.

p. Mario Ronchetti crs

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