L'anello di congiunzione dei laici nella famiglia somasca

Il Giubileo si aprirà a Venezia il 25 settembre

ROMA, lunedì, 22 agosto 2011 (ZENIT.org).

– Sono trascorsi 500 anni da quando, nella notte tra il 27 e il 28 settembre 1511, “Dio, ricco di misericordia”, bussò al cuore di Girolamo Emiliani (1486-1537), giovane soldato della Serenissima Repubblica di Venezia e futuro fondatore dei Padri Somaschi, “preparandolo ad entrare nel numero dei grandi santi del secolo XVI”.

Lo ricorda padre Franco Moscone crs, Preposito generale dell’Ordine, in un comunicato in cui sottolinea che questo evento provvidenziale fu, “in realtà, un piccolo avvenimento da inquadrare nella lunga e spietata guerra che la Repubblica di Venezia, all’apice della sua potenza, sostenne contro tutte le potenze d’Europa”.

A 25 anni Girolamo Emiliani ottenne dal Maggior Consiglio la castellania di un forte posto all’imboccatura della valle del Piave: Castelnuovo presso Quero,  dove si recò nella primavera del 1511. “I sogni di gloria svanirono all’alba del 28 agosto 1511 quando la guarnigione del castello dovette arrendersi di fronte alle forze preponderanti dei coalizzati”, spiega padre Moscone. “Il castellano fu gettato in prigione e vi rimase, incatenato, per un mese. Ma, nella notte tra il 27 e il 28 settembre la speranza rifiorì nel cuore del prigioniero per un fatto insperato”.

Nel quarto Libro dei Miracoli, conservato nel Santuario della Madonna Grande in Treviso, si legge che Girolamo si raccomandò alla Vergine Maria, promettendo di visitare il suo santuario trevigiano. Gli apparve quindi una donna vestita di bianco con in mano delle chiavi e gli disse di fuggire, aiutandolo poi a trovare la via per Treviso.

“In questo evento miracoloso, fin dai primi anni della sua storia, la Congregazione somasca ha sempre visto la sua origine, la ‘dolce occasione che la Provvidenza’ ha preparato per suscitarla nella Chiesa di Dio a servizio dei poveri”, osserva padre Moscone.

“Nel silenzio di quella notte, l’intervento di Maria ruppe le catene della prigionia e, soprattutto, quelle del cuore dell’Emiliani, disponendolo a diventare soldato di Cristo. Nella stessa notte furono scandite le prime battute di un dialogo d’amore tra il Liberatore e il liberato che gradatamente aiuterà Girolamo ad interpretare i segni dei tempi e a rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti”.

Quello dei Padri Somaschi è “un carisma nato in carcere e cresciuto per strada: un carisma a vantaggio chi il carcere lo vive ogni giorno dentro di sé e senza speranza, e che trova solo nella strada la ‘casa’ che lo ‘ospita’”.

Per Girolamo, la grande emergenza del momento era la riforma della Chiesa. Iniziò dunque un itinerario spirituale che, in 17 anni di ricerca della volontà di Dio, “lo portò gradualmente a spogliarsi di ogni sicurezza umana per conformarsi sempre meglio a Cristo nudo in croce”, impegnando tutto se stesso “nella contemplazione e nell’azione caritativa, accompagnato sempre dalla sua amica povertà” e privilegiando “l’azione a vantaggio degli orfani, con i quali volle creare delle piccole oasi di cristiani riformati che sarebbero state fermento vivo nella generale riforma della Chiesa”.

Il suo esempio attrasse altri, e nacque così la Compagnia dei servi dei poveri, riconosciuta poi dalla Chiesa come Ordine dei Chierici Regolari Somaschi.

Girolamo Emiliani è stato beatificato nel 1747 e canonizzato nel 1767. Nel 1928 Pio XI lo proclamò “Patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata”, riconoscendogli il merito e l’originalità del servizio reso.

Passaggi

A 500 anni dalla prodigiosa liberazione dal carcere di San Girolamo Emiliani, sottolinea padre Moscone, la Famiglia carismatica somasca è chiamata a guardare al proprio fondatore rivivendone  l’esperienza.

“Calarsi nella situazione di Girolamo nel mese della prigionia, anche se solo nella modalità del memoriale, richiede alcuni passaggi fondamentali capaci di ridare vita e slancio ad un carisma che sta per varcare la data dei 500 anni”, indica il Preposito generale.

Il primo passaggio, osserva, consiste nel “prendere coscienza della situazione esistenziale e creaturale segnata dal limite e dal peccato, che sempre incatenano, non temere di dare un nome alle catene che impediscono la libertà da figli di Dio”.

Il secondo è invece “rialzare lo sguardo facendo memoria del dono di grazia concesso a San Girolamo e trasmesso sotto l’azione dello Spirito Santo alla Compagnia, e attraverso di lei, nostra madre, ad ognuno di noi”.

Si procede poi con il “riconoscere che tutto questo è dono immeritato e che l’intercessione di Maria, che ha accompagnato per mano Girolamo attraverso il campo nemico, continua a lavorare anche oggi perché la Compagnia resti libera e salda senza lasciarsi imporre di nuovo il giogo della schiavitù”, proseguendo col “ribadire il motivo della nostra nascita, della nostra uscita dal carcere di Quero, che corrisponde alla glorificazione di Dio, al bene della Chiesa, alla partecipazione alla sua missione apostolica attraverso il servizio a Cristo nei poveri”.

“Nel progetto di Dio la Congregazione non nasce e resta libera per sé, ma per la Chiesa e per i poveri di Cristo”, segnala padre Moscone.

A questi quattro passaggi, sottolinea, l’Ordine si sta preparando da tre anni “interiorizzando e cercando di attualizzare il testamento del Fondatore”, riportato al termine della più antica biografia di Girolamo scritta da un amico rimasto anonimo pochi giorni dopo la sua morte, avvenuta l’8 febbraio 1537.

“Sono solo tre frasi, ma dense di contenuto e sintesi di un’autentica esperienza carismatica:
1. seguite la via del Crocifisso disprezzando il mondo: ossia la spiritualità come sequela di Cristo, perché la spiritualità somasca è portare col dolcissimo Gesù il peso della Croce; 2. amatevi gli uni gli altri: ossia la comunione di vita, perché la Compagnia somasca è testimonianza di Chiesa riformata come quella del tempo degli Apostoli; 3. servite i poveri: ossia la missione per il Regno di Dio nel mondo come applicazione di Mt 25 e Lc 10, perché la missione somasca è missione samaritana”.

In questo contesto, il Giubileo dei cinquecento anni vuole “rinnovare la forza e l’energia contenuta nel miracolo del 27 settembre 1511 e ribadire che se poniamo tutta la nostra fede e speranza nel Signore egli continuerà a fare in noi cose grandi esaltando gli umili”, commenta il Preposito generale.

“Lo spirito che guida la Congregazione e la Famiglia somasca è quello di Quero, ed è l’evento che ci radica nella storia di oggi in fedeltà al carisma che siamo chiamati a custodire e sviluppare per confermare noi stessi ed i fratelli nelle opere di Cristo per non tornare indietro né lasciare tornare altri”.

In occasione del Giubileo, Papa Benedetto XVI ha inviato un messaggio al Preposito generale dei Chierici Regolari Somaschi (cfr. ZENIT, 28 luglio 2011).

Le celebrazioni si apriranno a Venezia il 25 settembre con una Messa nella Basilica di San Marco, e si protrarranno per tutto l’anno successivo con una serie di convegni storici dedicati alla figura e alla spiritualità del Santo.

L’anno giubilare si chiuderà ufficialmente a Somasca il 30 settembre 2012.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tag Cloud

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: