L'anello di congiunzione dei laici nella famiglia somasca

Padre Franco Moscone dell’ordine dei padri somaschi (da Somasca paese del bergamasco congregazione fondata dal Santo Gerolamo Emiliani all’inizio del 1500), è stato riconfermato recentemente nel suo incarico di padre generale per altri sei anni: che senso hanno le gererachie nella chiesa e come lei interpreta il suo ruolo e i rapporti con i confratelli?

La gerarchia nella chiesa è solo una parte, anche se la più evidente, soprattutto oggi a motivo della visibilità che assume attraverso i mass midia, compresi quelli non cattolici, che le danno una particolare attenzione. La vita religiosa sta, invece, dalla parte della costituzionalità, potremmo dire è una istituzione a carattere “democratico”: ha costituzioni, parlamenti ed elezioni con norme ben precise e limiti alla reeleggibilità forti. La mia posizione è dunque quella di essere primus inter pares, dove l’aspetto più importante è essere e sentirmi membro di una compagnia (per usare il termine originario della congregazione) di pares. Nel modo d’interpretare il mio ruolo mi rifaccio all’affermazione del p. Timothy Radcliffe, ex Maestro generale dei Domenicani, che sostiene: “se l’evento fondamentale della grazia è il perdono, allora la leadership è tipicamente al servizio del perdono: chiedendolo come figlio, oppure offrendolo, come padre”.

 

2- Anche il vostro ordine ha  strutture organizzative in tutto il mondo nelle quali  vi occupate di problemi sociali con quale visione generale?

La congregazione che dirigo è attualmente presente in 22 nazione di tutti i 5 continenti, con 89 comunità religiose che si fanno carico di oltre 400 opere per lo più, se si esclude una trentina di parrocchie, per la maggioranza in America Latina, di carattere sociale: si tratta di case famiglia, “orfanotrofi”, centri per tossicodipendenti e contro la tratta (donne e bambini), scuole (prevalentemente professionali o tecniche), ed alcuni ambulatori o presidi medici. E’ difficile esplicitare una visione generale, ogni nazione, cultura ed ambiente richiede attenzioni proprie ed a volte irrepetibili altrove. Sottolineo due aspetti che però accomunano il modo di operare somasco e che provengono dal fondatore (morto nel 1537): la presenza in mezzo alle persone in difficoltà, senza fuga o indicazioni di separazione (p. es. tra comunità ed opera: i somaschi vivono dove operano e si adattano all’ambiente socio-culturale), e l’offerta di una educazione di qualità. Per tutti i nostri ragazzi cerchiamo possibilmente ambienti di educazione e scuole di livello: anche se richiede costi maggiori (escluso l’Europa) li mandiamo a scuole rette da associazioni private (possibilmente cattoliche, ma non solo) e non a quelle statali. Devo affermare, senza alcun dubbio, che la scuola statale dagli USA all’Asia, passando per America Latina ed Africa (con eccezione dell’Europa) è un autentico “disastro” ed un vero insuccesso tanto didattico che educativo.

 

3- Certo i problemi che avrete a Houston negli Usa devono essere molto diversi da quelli che affrontate nelle Filippine  o in Africa.

I problemi da affrontare sono diversi da un capo all’altro del pianeta solo per quanto riguarda una lettura “quantitativa”; questi si sviluppano con modalità e fenomeni differenti a secondo delle culture e, soprattutto della situazione economica del paese di riferenza, ma restano uguali per gli effetti negativi sulla vita della gioventù producendo a volte traumi irreparabili. Direi che dal punto di vista “qualitativo” sono sempre gli stessi, la vera differenza è data unicamente da una lettura “quantitativa” (p. es. in Asia ci sono percentualmente più bambini abbandonati che in Europa), e dalle opportunità di intervento per cercare di risolvere il problema o prevenirlo e contenerlo: in questo senso l’Africa è veramente un continente “abbandonato e dimenticato”; mentre l’America Latina appare sovente come il luogo degli “esperimenti” dei “gringos”!

4- La diffusione della parola evengelica  in che rapporti sta con le vecchie interpretazioni para coloniali che venivano date al ruolo dei missionari?

Per quanto riguarda tale domanda non ho ancora elementi sufficienti per una risposta, soprattutto per quando riguarda la situazione africana. Qualcosa in più mi sembra di doverlo invece affermare per l’America Latina. Qui si sta assistendo ad un uso “neo-coloniale” e strumentale a fini di “narcotizzazione religiosa” della società, da parte di un fiorire enorme di sette che si definiscono “evangeliche”, tutte di provenienza e con radici negli USA. Si sta utilizzando una maniera di presentare il vangelo ad un solo fine di tranquillizzazione della società, togliendo al vangelo ogni richiamo all’impegno sociale e politico, alla ricerca e costruzione della giustizia, al giudizio sulle scelte che governi, multinazionali, ecc. fanno sulla testa e la vita della gente e dei popoli. Mi sono più volte domandato da dove provenga a queste sette tanto denaro da poter realizzare e costruire come funghi nuove “chiese” in forma capillare in tutti gli ambienti latinoamericai. Non ho trovato altra risposta che queste due: o si tratta di sovvenzionamenti da multinazionali interessate a mantenere calma la popolazione povera (e non escluderei scelte dei servizi segreti nordamericani), o dal bisogno di “pulire” quantità di dollari provenienti dal narcotraffico e mercanti d’armi. Ovviamente le due possibilità stanno anche insieme.

 

5- L’informazione planetaria consente confronti impietosi tra povertà e ricchezza, fatte salve le divisioni di casta e di classe; secondo lei le nuove generazioni in giro per il mondo  hanno maggiore sensibilità verso tensioni di solidarietà sociale o verso l’accumulazione di denaro?

Purtroppo il fenomeno della globalizzazione e di internet – ho incontrato connessioni internet via satellite in zone di foresta africana dove non c’è né la luce elettrica né l’acqua potabile – favorisce più il desiderio dell’accumulo facile di denaro che la solidarietà. La vera urgenza a mio parere è quella di costruire la globalizzazione della solidarietà. Per fare ciò, non basta informare la gente, o offrirle occasioni di connessioni informatiche, ma di formare nuove e solidali relazioni tra gruppi, generazioni, etnie, culture. Non è facile, ma non vedo altra via: solo una relazione reale rende solidale il virtuale, non viceversa.

 

6- La Chiesa come svolge il suo ruolo? La domanda ha doppia finalità. Può spiegare le modalità in cui viene propagandata la parola del Cristo e il modo nel quale i diversi ordini religiosi si  posizionano nelle regioni in cui operano? Per  esempio c’è rivalità tra voi e i salesiani ed i gesuiti e i francescani ?

Grazie a Dio se nei secoli passati ci può essere stata rivalità tra congregazioni religiose quasi per monopolizzare i territori dove operavano, come se si trattasse di una colonizzazione del fattore religioso, oggi non è più così. Si è giunti ad una nuova visione della chiesa e dell’inserimento delle differenti istituzioni nella stessa: si è passati dalla competizione alla comunione, ogni congregazione si inserisce apportando il proprio “carisma”, non si è rivali, ma cooperanti ad un unico progetto. Per spiegare meglio quanto intendo dire dovrei accennare ai cambi nell’ecclesiologia dopo il Vaticano II, ma non è qui il posto, né forse è l’interesse della domanda.

7 – La religione cristiana ha subito e non sempre accettato rivalità con altre religioni. Lei come vede  la competizione (la parola è orribile da proporre ad un uomo di fede) per esempio con i mussulmani.

La rivalità fa parte dell’umano, a volte è positiva, altre, soprattutto quando entrano fattori religiosi, è negativa ed antievangelica. Senza dubbio, pensando alle grandi religioni, la relazione con i mussulmani è la più difficile, e credo dipenda dalla stessa struttura e logica interna all’Islam. Mi spiego con un esempio. Dove mi sono incontrato maggiormente e quasi a giornata con i mussulmani è in Asia (India, Sri Lanka ed Indonesia). A parte l’Indonesia, il più grande e popolato stato islamico, mi ha colpito che i mussulmani siano gli unici a non integrarsi nella società: costruiscono città dentro le città, occupano territori precisi dentro i municipi, e lì non c’è spazio per persone di altre religioni. In India e Sri Lanka pur non essendo la religione maggioritaria, non sono minoranze: in India i mussulmani raggiungono quasi i 200 milioni, ed in Sri Lanka superano il 10 per cento della popolazione e controllano praticamente tutto il commercio. Sotto questo aspetto l’atteggiamento mussulmano è esattamente opposto a quello cristiano, e per molti aspetti anche a quello induista. La mia speranza è che dal loro inserimento in Europa acquistino atteggiamenti diversi, anche a motivo della secolarizzazione e della legislazione europea, che ha metabolizzato valori provenienti dall’illuminismo e rivoluzione francese.

 

8- Ho saputo che Lei non viaggia con la macchina  fotografica: non vuole fermare il tempo, nè, immagino, vuole strumentalizzare le persone che incontra. Quale il suo rapporto di uomo e di credente con  il dolore?

 Il dolore ha una dignità particolare che per prima cosa va rispettato nel suo proprio presentarsi ed accolto nel mistero della vita. Non viaggio con la macchina fotografica perché non mi va di strumentalizzare la sofferenza per nessun motivo, fosse anche quello della ricerca di aiuti economici al fine di combatterla. I poveri ed i sofferenti non possono essere ridotti a spettacolo per nessun motivo. Se c’è qualcosa che “odio” nel sud del mondo è proprio come si comportano la maggior parte degli europei, che lo sfruttano per spettacolo e cose molto peggiori…!

9- Ha voglia di parlare dei molti ragazzi che ha incontrato in giro per il mondo? Di cosa hanno bisogno? cosa i paesi cosiddetti ricchi possono fare per i più bisognosi?

La risposta è facilissima, la prima globalizzazione nella storia è l’antropologia, ovunque l’uomo, e quindi i giovani, aldilà delle culture, dei colori e delle ingiustizie di cui sono oggetto, restano uguali: il vero ed unico bisogno per tutti ed ovunque è il bisogno d’amore. La vera ed unica povertà ovunque e sempre è la povertà d’amore: da questa si generano tutte le ingiustizie e carenze d’ogni specie e si manifestano le violenze più inaudite. Di tale violenze vorrei citarne una di cui sono stato testimone oculare. La sera prima di partire dal Mozambico per rientrare a Roma arrivò la polizia lasciandoci 9 bambini (affamati, dopo più di un giorno che li avevano “riscattati” non erano ancora stati né sfamati né data l’occasione di un minimo di igiene): erano nove bambini sottratti, attraverso uno scontro armato, ad una banda di trafficanti d’organi.

10-La cattolicissima Italia vive una grave crisi anche nel mondo ecclesiastico, chiese vuote, pochi preti. Cosa ne pensa?

Non vorrei apparire come uno che sfugge la domanda, ma con sincerità, più che le chiese vuote, mi spaventa il vuoto di vangelo nelle chiese. Mi spiego, preti o gruppi che si dicono “ancora” cristiani, ma che non annunciano più con chiarezza il vangelo e la dottrina sociale della chiesa, impegnandosi in altre attività o lasciandosi trasportare da polemiche a solo fine pubblicistico, per far parlare di sé o mettersi in vista. Dopo tutto si tratta dell’antica ed originaria tentazione che già Gesù denunciava e che è conosciuta come “fariseismo”. Se si è autentici, anche se pochi, si ottiene e si dà qualcosa, se no “tutto è vanità”.

11-La perfetta letizia eredità di san Francesco è solo dei santi?

Senza dubbio i santi sono facilitati nella letizia: la grazia di Dio, non mente e non inganna, è fedele a ciò che promette, e la letizia fa parte delle promesse di Dio. Ma Dio è vicino ad ogni persona che si impegna con “buona volontà” a servizio degli altri: in questo modo, anche se non conosce Gesù, lo incontra lo stesso nell’altro. E’ la sua promessa, come scritta nel vangelo di Matteo: “qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo l’avete fatta a me!”. E’ così che la letizia evangelica può essere sentita e goduta da tutti. Il magistero e l’esempio di papa Giovanni XXIII continuano ad esserne un esempio pratico.

 

12- Lei è anche professore di filosofia  ci racconta quali  sono i suoi “maestri laici ” o meglio le letture che l’accompagnano nei suoi viaggi intorno al mondo?

Viaggio molto, ed usando quasi esclusivamente i mezzi pubblici, risparmio molto tempo che dedico alla lettura, e non escludo quelle “laiche”. Più che elencare letture dico come compio le mie scelte. Normalmente leggo cose che riguardino la mia formazione storico filosofica facendo attenzione ad avvenimenti o date: così nell’anno di Darwin ho letto testi sull’evoluzionismo, ed in questo 150esimo dell’unità d’Italia approfitto per letture storiche sul Risorgimento e la storia successiva della nostra patria. Inoltre non mi faccio mai mancare qualcosa sulla scuola e la didattica: ho apprezzato molto il recente libro della Paola Mastrocola “Togliamo il disturbo”. Ho però delle preferenze, mi interessano le analisi sociologiche: considero Zygmunt Bauman un “maestro” del settore, e penso che in una “società liquida”, in epoca di “passioni tristi” e con “ospiti inquietanti” sempre alla porta, sia necessario tenersi quanto più informati possibile!

 

 

El Salvador, 12 agosto 2011

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Commenti su: "Intervista a P. Franco Moscone" (1)

  1. “Intervista a P. Franco Moscone Movimento Laicale Somasco” honestly causes me contemplate a tiny bit further.
    I really enjoyed every individual element of this post.

    Thank you ,Alethea

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