L'anello di congiunzione dei laici nella famiglia somasca

SPEZZARE LE CATENE

Spezzare le catene della paura e dell’immobilità: “seguite la via del crocifisso, amatevi gli uni gli altri” – novità e radici di cinquecento anni di vita somasca condivisa tra religiosi e laici…
4° incontro del Movimento Laicale Somasco
Albano Laziale 26-28 agosto 2011

Iniziamo il nostro incontro esattamente a 500 anni dall’evento che ci ha costituiti in Famiglia e Movimento somasco per la Chiesa e la società: e l’evento era una sconfitta! Il 27 agosto 1511 Girolamo Miani vedeva infrangersi in un momento, di fronte agli assalti dell’esercito nemico, i sogni e le illusioni della sua giovinezza. Ma la sconfitta fu l’evangelico seme gettato e morto per una nuova vita: una nuova vita sua, nostra e di tanti fratelli di ieri, oggi e domani. Siamo figli di una sconfitta, per questo nulla e nessuno può più sconfiggerci, per questo ogni sconfitto sulla terra è nostro fratello e parte della nostra famiglia. Nella sconfitta del 27 agosto 1511, nel pesante mese di carcere, che separa Girolamo dalla luce mariana della notte del 27 settembre 1511, troviamo le radici e l’origine della linfa che alimenta, dopo 500 anni, la nostra spiritualità e che ci abilita ad una precisa missione nella Chiesa e nel mondo. In quella sconfitta, in quel carcere, in quelle catene spezzate c’è tutta la visione somasca del mondo e della storia, lì ritroviamo fresca e viva quella che Girolamo, nelle lettere, chiama devozione, senza la quale ci manca ogni cosa! A quel preciso evento riandiamo col IV Convegno del MLS e ne facciamo memoria durante l’anno giubilare.

Prima di presentare il mio contributo al convegno, voglio portarvi a conoscenza di una ricerca che mi ha riempito di gioia e confermato nel cammino che stiamo percorrendo insieme. E’ stata presentata presso l’Istituto di Scienze Religiose di  Genova un lavoro di tesi di laurea sulla Famiglia somasca e sul nostro Movimento Laicale Somasco. E’ un buon segno, significa che chi ci vede dall’esterno coglie lo sviluppo di qualcosa di reale e di vivo. Ma quello che più mi ha colpito è che la ricerca si debba ad una suora del Congo, figlia della più antica e piccola delle Congregazioni femminili che si richiamano a san Girolamo. Dall’Africa arriva una parola di sicura speranza per il MLS: grazie Sr. Mireille!

Cosa ci aspettiamo dal Giubileo Somasco

Il 137° Capitolo generale della Congregazione, appena conclusosi, si è posto nella prospettiva dell’avvenimento sconfitta/liberazione di Castelnuovo di Quero del 1511, e vi ha tratto ispirazione per guardare al proprio futuro: LIBERI PER SERVIRE, hai spezzato le mie catene. La frase che richiama il salmo 116, costituisce il motivo ispiratore per il Giubileo e gli anni a venire. La Famiglia carismatica somasca è chiamata a guardare al proprio Fondatore, a tornare con lui a Quero rivivendone l’esperienza della liberazione. Calarsi nella situazione di Girolamo nel mese della prigionia, anche se solo nella modalità del memoriale, richiede alcuni passaggi fondamentali capaci di ridare vita e slancio ad un carisma che sta per varcare la data dei 500 anni. Primo passaggio: si tratta di prendere coscienza della situazione esistenziale e creaturale segnata dal limite e dal peccato, che sempre incatenano, non temere di dare un nome alle catene che impediscono la libertà dei figli di Dio. Secondo passaggio: si tratta di rialzare lo sguardo facendo memoria del dono di grazia concesso a san Girolamo e trasmesso sotto l’azione dello Spirito Santo alla Compagnia, e attraverso di lei, nostra madre, ad ognuno di noi. Terzo passaggio: si tratta di riconoscere che tutto questo è dono immeritato e che l’intercessione di Maria, che ha accompagnato per mano Girolamo attraverso il campo nemico, continua a lavorare anche oggi perché la Compagnia resti libera e salda senza lasciarsi imporre di nuovo il giogo della schiavitù. Quarto passaggio: si tratta di ribadire il motivo della nostra nascita, della nostra uscita dal carcere di Quero, che corrisponde alla glorificazione di Dio, al bene della Chiesa, alla partecipazione alla sua missione apostolica attraverso il servizio a Cristo nei poveri. Nel progetto di Dio la Congregazione, e con lei tutta la Famiglia somasca, non nasce e resta libera per sé, ma per la Chiesa e per i poveri di Cristo.

A questi quattro passi ci stiamo preparando da tre anni interiorizzando e cercando di attualizzare il testamento del Fondatore. Sono solo tre frasi, ma dense di contenuto e sintesi di un’autentica esperienza carismatica:

· seguite la via del Crocifisso disprezzando il mondo: ossia la spiritualità come sequela di Cristo, perché la spiritualità somasca è portare insieme al nostro dolcissimo Gesù il peso leggero della sua e nostra Croce;

· amatevi gli uni gli altri: ossia la comunione di vita, perché la Compagnia somasca è testimonianza di Chiesa riformata come quella del tempo degli Apostoli;

· servite i poveri: ossia la missione per il Regno di Dio nel mondo come applicazione di Matteo 25 e Luca 10, perché la missione somasca è missione samaritana.

Spiritualità, comunione di vita e missione sono i tre elementi indispensabili per costituire un carisma nella Chiesa: il testamento di Girolamo ce li consegna attraverso una sintesi efficacissima, e ce li consegna nel momento decisivo, nel suo passaggio al Padre.

Il Giubileo somasco, riconosciutoci dal Santo Padre nel messaggio del 20 luglio e dalla Penitenzieria Apostolica con atto del 4 marzo scorso, vuole quindi rinnovare la forza e l’energia contenuta nell’evento miracoloso del 27 settembre 1511 e ribadire che se poniamo tutta la nostra fede e speranza nel Signore egli continuerà a fare in noi cose grandi esaltando gli umili. Lo spirito che guida la Congregazione e la Famiglia somasca è quello di Quero, e contemporaneamente è il fatto che ci radica nella storia di oggi in fedeltà al carisma che siamo chiamati a custodire e sviluppare per confermare noi stessi ed i fratelli nelle opere di Cristo per non tornare indietro né lasciare tornare altri.

Le chiavi per sciogliere le catene

La tradizione, come riportata nel testo del IV Libro dei Miracoli conservato nel Santuario della Madonna Grande di Treviso, vuole che la Vergine Madre abbia consegnato a Girolamo due chiavi per liberarsi dalle catene ed uscire dal carcere. Quelle chiave, portate con i ceppi ai piedi dell’altare di Maria, si sono subito perse, o “ritornate in cielo da dove erano arrivate”. Ma quelle chiavi sono per tutti noi oggi rinvenibili nei fondamenti dell’opera e nel testamento di Girolamo. Ne do una breve e schematica lettura inserendoli nell’ottica della Trinità.

· I fondamenti dell’opera, ossia edificati su Dio Trinità

Sappiamo dalla prima lettera del Fondatore che i Fondamenti dell’Opera sono tre: devozione, lavoro e carità. Sappiamo che senza questi nulla conta del nostro operare, e che dei tre la devozione né è l’origine motivante, mentre la carità è la vita ed il lavoro è l’insostituibile cammino di configurazione a Cristo. Penso che se ne possa dare una lettura trinitaria. Ne riporto solamente lo schema, senza svilupparlo.

a) DEVOZIONE costituisce il riferimento al Padre  (cfr. introduzione al Manuale di preghiere somasco recentemente editato, e che può essere adoperato anche dal MLS);

b) LAVORO costituisce il riferimento al Figlio (cfr. nel vangelo di Giovanni Cristo è colui che opera, e si tratta di partecipare alla vita del Figlio che si definisce via, verità, vita ); per Paolo si tratta della dinamica della Kenosis (cfr. Fil 2); nell’Antico Testamento (cfr. Isaia e Salmi), ripreso in molti testi paolini,  il Redentore/Salvatore è annunciato come Colui che è capace di consolare, di ricreare e di recuperare (come non vedere qui la missione somasca assistenziale/educativa);

c) CARITA’ costituisce il riferimento allo Spirito Santo (la teologia dei Padri ha sempre visto nella carità la vita nello/dello Spirito Santo nell’uomo/Chiesa/creazione/storia che edifica l’unità e la pace); gli effetti visibili dello Spirito, che è il Consolatore, sono le opere di carità (i segni, il fuoco dello Spirito Santo della Pentecoste, cfr At 1)

· Il testamento di Girolamo Emiliani, ossia vivere nel mistero trinitario

Lo stesso stile di procedura trinitaria si può riscontrare nel testamento del Fondatore, che si presenta come modello di vita trinitaria.

1. Seguite la via del Crocifisso disprezzando il mondo: indica con chiarezza Cristo quale via al PADRE;

2. Amatevi l’un l’altro “come IO vi ho amati”: indica la dimensione/stile di vita di Cristo il FIGLIO;

3. Servite i poveri: indica i frutti del seguire la via e dell’entrare nella vita. Si tratta di rinnovare il mondo, fare verità, redimere come Cristo il mondo (sempre povero e teatro delle diverse povertà storiche) trasformandolo nel Regno dello SPIRITO.

Sciogliere le catene nelle nostre vite di religiosi e laici somaschi per costruire un’alleanza

· Oggi in crisi non sono le opere che fanno riferimento alla Famiglia somasca, ma la vita religiosa: il relativismo/individualismo/nichilismo sono entrati nelle dinamiche quotidiane dell’essere cristiani, non ne sono esenti i laici e tanto meno i religiosi … anzi credo che proprio in questi ultimi il rischio sia più grande e le catene più spesse e pesanti!

· Come esiste un analfabetismo di ritorno (non sviluppare e continuare la propria formazione professionale ed umana … nonostante l’avanzare dell’età ed i cambiamenti culturali), esiste ed è ancora più grave perché meno visibile un ateismo di ritorno. Non si tratta di ateismo teorico – non ci sono tra noi, e sono rari anche nella società, atei professi -, ma di ateismo pratico: si assume uno stile di vita che ben poco ha a che fare con il seguire la via del Crocifisso e meno ancora col disprezzare il mondo!

· C’è bisogno di un’alleanza tra laici e religiosi somaschi per sconfiggere questa situazione e sciogliere tali catene. C’è bisogno di rimotivare tutti, c’è bisogno di ridirci i motivi (anche e-motivi) di una scelta di vita responsabile e convinta. C’è bisogno di presentarci al mondo ed alla società civile, oltre che alla Chiesa, in maniera tale che chi ci incontra e vede possa dire: ci sono anch’io con voi, contate anche con me!

Nella funzione di guida della Famiglia Somasca la filosofia del Padre generale e del suo Consiglio è quella di verificare se si sta nella linea della rotta scelta dalla Congregazione nel suo programma (cfr. CCRR e Capitoli generali), ovviamente radicata nella tradizione originaria che proviene dalla sua storia cinque volte centenaria e da san Girolamo: si tratta di rimanere forti nella devozione-spiritualità propria, senza cedimenti. Si tratta di ridire Dio nel mondo dove sembrano celebrarsi i funerali della sua morte.

Diversa, invece, deve essere la filosofia per quanto riguarda il futuro della MISSIONE e delle OPERE. Per quest’aspetto dinamico ed evolutivo allo stesso tempo, deve contare più il NUOVO  che sta nascendo che il VECCHIO che si cerca o spera di conservare. La fedeltà alla missione somasca è pertanto sempre creativa ed attenta al continuo evolvere dei segni dei tempi. E per noi somaschi i segni dei tempi sono sempre da cercare nella sofferenza ed emarginazione dei poveri di oggi. Poveri che incontriamo sulle più diverse strade del mondo, ma che sempre ed ovunque meglio ci rappresentano il nostro caro Maestro Cristo. Si tratta di continuare a riconoscere la presenza del Prossimo sulle nostre strade, perché dopo la morte di Dio, chi veramente è stato ucciso non è l’Altissimo, ma il Prossimo.

Digressione: osservazioni aggiuntive al margine dei 150 unità d’Italia

Visto che stiamo celebrando i 150 anni dell’unità d’Italia, permettetemi di fare due osservazioni aggiuntive che colgo da un breve, ma arguto, testo del Card. Giacomo BIFFI, L’unità d’Italia. Mi sembrano osservazioni utili per chi vuole impegnarsi, sull’esempio di Girolamo, a portare spiritualità e vivere la missione nel proprio popolo. Siccome il proprio del laicato è di portare il Vangelo in tutti i gangli della società ed anche della politica, e siccome Girolamo è un laico che ha da laico ha cercato di modificare in meglio la sua società e che ha pensato alla politica (almeno per un periodo della sua vita), penso che tali osservazioni possono motivare ed essere di stimolo ai laici somaschi. Eccole:

· le genti dell’Italia – tutte le genti d’Italia – hanno attraversato i secoli nella certezza di provenire da un Dio, Creatore e Padre; sorrette dalla speranza di una vita eterna, che va meritata nella vita terrena; con l’impegno a tentare di vivere come fratelli (senza riuscirci troppo) e a realizzare questo impegno nelle opere anche sociali di carità. Questo patrimonio di convinzioni – che poteva talvolta essere posseduto in forma confusa e sottintesa – ha segnato in modo decisivo la mentalità del nostro popolo;

· ai forestieri si fa spazio non demolendo la nostra casa, ma ampliandola e rendendola ospitale sì, ma nel rispetto della sua originaria architettura e della sua primitiva bellezza.

La prima osservazione chiarisce laicamente la spiritualità, mentre la seconda indica la missione: per entrambe il colore somasco è evidente.

Ricorriamo come Girolamo in quel mese, tremendo e stupendo per lui e per noi, a Maria. Sarà ancora Lei ad offrirci le chiavi che aprono il cuore di Dio a noi e il cuore nostro a Dio:

p. Franco Moscone crs

                                                                                                                             Preposito generale

Albano Laziale, 27 agosto 2011, 500 anni dalla sconfitta di S. Girolamo

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