L'anello di congiunzione dei laici nella famiglia somasca

Il giubileo per il quinto centenario della famiglia somasca

Nati in carcere e cresciuti per strada

Domenica 25 settembre la Congregazione dei Padri Somaschi e la Famiglia Somasca tutta inizieranno a Treviso il loro anno giubilare: fanno memoria dell’evento che visse Girolamo Emiliani, loro Fondatore, la notte tra il 27 e il 28 settembre 1511. Sono trascorsi 500 anni da quella notte in cui l’agire sommesso di Dio che pian piano costruisce nella grande storia dell’umanità la sua storia[1], per la mediazione di Maria, Dio, ricco di misericordia, bussa al cuore di Girolamo, giovane soldato della Serenissima Repubblica di Venezia preparandolo ad entrare nel numero dei grandi santi del secolo XVI che portano con sé nuove irruzioni del Signore nella storia confusa del loro secolo che andava alla deriva allontanandosi da Lui[2]. Il fatto è un piccolo avvenimento per la storia civile, inquadrato nella lunga e spietata guerra che la Repubblica di Venezia sostenne contro le potenze d’Europa dal 1508 (lega di Cambrai) al 1516 (pace di Noyon), ma è un grande avvenimento se letto secondo la logica della storia della salvezza. Si tratta, come ha scritto il Santo Padre di un evento prodigioso che modificò il corso di una vicenda umana e diede inizio ad un’esperienza di vita consacrata assai significativa per la storia della Chiesa[3]. L’avvenimento ha all’inizio la forma ed il peso della “sconfitta”, ma si risolve per Girolamo e per chi lo vorrà seguire nel servizio ai poveri in vera occasione di vittoria: sconfitta dell’egoismo, dell’orgoglio, della ricerca dell’affermazione personale per far crescere l’amore, requisito essenziale per riformare la Chiesa e la società e far crescere la gioventù di ogni tempo e luogo[4].

Negli eventi che il Fondatore visse tra il 27 agosto ed il 27 settembre 1511, sconfitta – prigionia – liberazione, la Congregazione somasca ha da sempre visto la sua origine, la dolce occasione che la Provvidenza le ha preparato per suscitarla nella Chiesa di Dio a servizio dei poveri[5]. Un carisma nato in carcere e cresciuto per strada: un carisma a vantaggio di chi il carcere lo vive ogni giorno dentro di sé e senza speranza, e che trova solo nella strada la casa che lo ospita. Per questo motivo l’attenzione giubilare non è rivolta esclusivamente alla liberazione miracolosa, ma anche alla missione che da questa ne deriva. Nel silenzio di quella notte l’intervento di Maria ruppe sia le catene della prigionia che quelle del cuore dell’Emiliani, disponendolo a diventare soldato di Cristo. Nella stessa notte furono scandite le prime battute di un dialogo d’amore tra il Liberatore e il liberato che gradatamente aiuterà Girolamo ad interpretare i segni dei tempi e a rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti[6]. Agli occhi di Girolamo, illuminati dallo Spirito, apparve la grande emergenza del momento: la riforma della Chiesa. Egli si accinse ad affrontare questa impresa aderendo alla logica di Dio che sceglie ciò che è debole nel mondo per confondere i forti (1 Cor 1, 27). Alla scuola di Gesù Crocifisso intraprese un itinerario spirituale che negli anni lo portò a spogliarsi di ogni sicurezza umana per conformarsi sempre meglio a Cristo nudo in croce. Il beato Giovanni Paolo II ha ricordato, però, che lo Spirito Santo lungi dal sottrarre alla storia degli uomini le persone che il Padre ha chiamato, le pone a servizio dei fratelli e le orienta a svolgere particolari compiti in rapporto alle necessità della Chiesa e del mondo[7]. Ardendo di amore per Dio e la Chiesa Girolamo impegnò tutto se stesso nella contemplazione e nell’azione caritativa, accompagnato sempre dalla sua amica povertà. Privilegiò l’azione a vantaggio degli orfani con i quali volle creare delle piccole oasi di cristiani riformati perché fossero fermento vivo nella generale riforma della Chiesa. Il suo esempio attrasse altri che, come lui, rinunciarono a tutto per seguire Cristo Crocifisso e servire i poveri. Sorse così la Compagnia dei servi dei poveri inserita poi nel 1568 da san Pio V tra le Congregazioni dei Chierici Regolari col nome di Padri Somaschi.

L’affermazione del salmo 116, Domine, dirupisti vincula mea (Signore, hai spezzato le mie catene), scelto come motto del giubileo, intende esprimere l’origine ed il cuore della spiritualità somasca. Si tratta di riconoscere di trovarsi dentro una storia di liberazione che il Signore fa con noi. E’ Lui il protagonista, a noi tocca aprirci riconoscendo sia le catene che ci legano, che la Sua mano che le spezza, con la forza della Croce e della Risurrezione.

Nati in carcere e cresciuti in strada, è, invece, lo slogan e l’immagine plastica che ricostruisce i primi passi della vicenda salvifica di Girolamo consegnandoci la sua missione. Il carcere e la strada sono stati gli ambienti della sua riforma di vita e diventano i luoghi privilegiati della sua missione. Anche la missione, come la spiritualità è dono dello Spirito e non iniziativa privata: richiede, pertanto, di riconoscere da chi arriva e rimanerci fedele. Nelle tre ore e nove kilometri, che separarono Girolamo dalla porta del carcere a quella del santuario della Madonna c’è tutto il futuro della spiritualità e della missione somasca.

La Famiglia somasca, presente in tutti i continenti e 25 nazioni, vivrà durante il giubileo numerose manifestazioni ed attività significative. Ricordo qui le prime in ordine di tempo, legate ai luoghi che sono stati testimoni e protagonisti delle vicende.

Il 25 settembre a TREVISO, luogo del riconoscimento della libertà ottenuta e del ringraziamento, una processione ricorderà gli ultimi passi del Miani verso il santuario della Madonna Grande, dove l’Arcivescovo della città, Mons. Ginafranco Gardin, aprirà solennemente l’anno giubilare.

Dal 01 al 05 ottobre a CASTELNUOVO di QUERO, luogo della sconfitta e della prigionia, ma anche della revisione e rifondazione della vita, tutti i superiori maggiori della Congregazione somasca, terranno la loro riunione di revisione e programmazione annuale chiamata Consulta.

Il 06 e 07 ottobre a VENEZIA, città natale del Fondatore e primo ambiente della sua opera caritativa, un convegno storico, presso palazzo Cavalli Franchetti su Canal Grande, ripercorrerà le vicende del giovane patrizio veneziano Girolamo Miani.

Il Giubileo dei cinquecento anni vuole quindi rinnovare oggi, per chi si riconosce nell’Emiliani, la forza e l’energia contenuta nel miracolo del 27 settembre 1511. Lo spirito che guida la Congregazione e la Famiglia somasca continua ad essere quello di Quero, ed è l’evento che lo radica nella storia di oggi in fedeltà al carisma da custodire e sviluppare. Per questo, come ci ha ricordato Benedetto XVI, chiediamo alla Vergine che continui ad offrirci le chiavi che aprono il cuore di Dio a noi e il cuore nostro a Dio[8].

p. Franco Moscone crs

Preposito generale

Roma, 20 settembre 2011


[1] Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, II, Editrice Vaticana 2011, 306

[2] Idem, 323

[3] Messaggio di Benedetto XVI per il Giubileo Somasco, 20 luglio 2011

[4] ibidem

[5] Citazione riportate in corsivo sono tratte dalle Lettere di san Girolamo e dalle Costituzioni della Congregazione

[6] Giovanni Paolo II, Vita Consecrata, 9

[7] ibidem, 19

[8] Ibidem

(da l’ OSSERVATORE ROMANO del 24.09.2011, p.8)      



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