L'anello di congiunzione dei laici nella famiglia somasca

Oltre le opere…uno stile di vita

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Il 6° convegno del Movimento Laicale Somasco, che si è svolto ad Albano Laziale dal 26 al 28 luglio 2013, aveva come titolo “Oltre le opere … uno stile di vita”: come ogni anno, dopo le giornate di condivisione, siamo tornati a casa più ricchi di sollecitazioni, di spunti di riflessione e di idee feconde, che gettano luce sul nostro lavoro quotidiano nelle realtà somasche in Italia e nel mondo. Partecipare al convegno annuale significa “bere alla fonte”, andare alle sorgenti del carisma, trovare sostegno alle proprie fragilità.

La giornata di venerdì è stata dedicata al tema “stile di vita e opere … quale combinazione”. Il primo fondamentale quesito è stato: “quando i padri parlano ai laici e dicono ‘oltre le opere uno stile di vita’ cosa intendono?” P. Franco Moscone, Preposito Generale della Congregazione, ha ricordato i 50 anni di presenza dei Somaschi in Brasile ed ha citato la visita di Papa Francesco alla cappella dedicata a San Girolamo Emiliani nella favela di Varginha, parlando non di “coincidenza ma di Provvidenza”. Si è poi soffermato sul titolo del convegno, facendo riferimento al concetto di “trasparenza” tra opere e stile di vita, “le opere sono il frutto dello stile di vita e lo stile di vita fa vedere i frutti delle opere”, si realizza perciò un passaggio costante. Si è parlato delle realtà somasche europee ed extra-europee: la luce di San Girolamo Emiliani unifica, ma ci sono differenze, anche perché unità non indica un tutto uniforme, ma si riferisce a un mondo composito e sfaccettato, perciò molto ricco e vivace. Il termine “opera” è spesso confuso con “struttura”: le opere sono necessarie ma non sono sufficienti se non c’è lo stile di vita somasco, inteso come dimensione di dono e gratuità, associato alla condivisione del carisma, che porta ad agire per il bene, anche con una componente di tenerezza che rende le relazioni significative, intense e coinvolgenti.

La seconda parte della mattinata è stata dedicata al tema “opere e stile di vita: uno sguardo sulla società e sulla Chiesa”, affrontato dall’inviato di Avvenire Pino Ciociola, presentato da Enrico Viganò.

Pino Ciociola ha fornito spunti di riflessione e anche di dibattito su temi di notevole importanza, connessi in particolare con il rispetto nella vita, dal suo inizio fino alla sua conclusione, “principio non negoziabile”, sul quale non è possibile trattare o scendere a compromessi. Ha poi mostrato in un video il sorriso di una ragazza che ha sfilato con la sua carrozzella al Festival di Trani, un sorriso intenso, emozionante: ecco la bellezza, della quale si è parlato più volte durante il convegno. Ogni rinascita è possibile con l’amore: l’ottimismo della Fede sostiene nelle situazioni complicate.

Uno sguardo sulla gioventù con un vissuto doloroso è stato offerto da Don Gino Rigoldi, cappellano del carcere Beccaria di Milano. Don Gino ci ha esortato ad avere sempre presente il fatto che “non esistono persone cattive, esistono persone che fanno cose cattive”. In ogni ragazzo, anche nel più problematico, c’è del buono da far emergere,  il compito di chi lo affianca nel cammino è diventare compagno di senso e di orientamento. La relazione, legata all’ascolto partecipato, è il centro dello stile di vita somasco. Don Gino ha affermato che ogni persona è un mondo e che la comunicazione educativa passa “per osmosi” con l’esempio e la vicinanza.

Stare con gli altri in modo positivo significa essere sensibili alle grandi richieste affettive, nate spesso da un vuoto pregresso, da un passato difficile. I giovani sono un grande tesoro e con loro si interagisce unendo competenza e compassione. Com-petenza e Com-passione: ecco due parole importanti, due parole che rimandano al vivere con gli altri, alla relazione e alla condivisione.

Padre Luigi Bassetto ci ha guidato alle origini del nostro stile educativo, parlando della pedagogia di San Girolamo Emiliani: raccontare cosa faceva e come viveva ci aiuta a delineare lo stile che da lui trae energia vitale, esortandoci a camminare umilmente sulle sue orme, nella realtà quotidiana di un mondo che cambia.

Sabato mattina la testimonianza di due coniugi, Arnaldo ed Elisabetta, connessa con il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), è stata il ricordo intenso di un percorso di vita condiviso. Hanno raccontato le gioie, ma anche le incertezze, le fragilità che li hanno accompagnati nella creazione di una comunità familiare. Hanno anche sottolineato l’importanza della bellezza, dei momenti di gioia e di festa, della cura dei luoghi di vita, segno di amore e di impegno. La loro presenza ha offerto a tutti noi un esempio concreto di stile di vita, di una strada percorsa insieme per 35 anni. Ci hanno parlato di debolezze e dubbi, affermando che, anche se non amano parlare di sé, hanno raccontato un’esperienza, pensando che potesse essere utile ad altri.

Uno sguardo fuori dall’Italia è stato gettato grazie alla testimonianza di Josè Manuel Carretero e dei suoi giovani collaboratori, che operano in Spagna nella comunità Llar Santa Rosalia a Teià in Catalogna. Josè Manuel ha raccontato la propria storia ed ha ricordato i padri somaschi che ha incontrato lungo il cammino e che hanno lasciato in lui un segno profondo. La chiave dello stile somasco è la relazione, la vita con i ragazzi, non regolata da orari rigidi, ma ispirata al desiderio autentico di rispondere al bisogno di affetto, di cura, di ascolto. Al termine del suo intervento ha affermato: “mi chiamo Josè Manuel e sono somasco”: ci ha detto che essere somaschi è uno stile di vita, è una luce che ci accompagna in ogni momento. I suoi collaboratori hanno parlato della gioia che scaturisce dai piccoli e grandi progressi quotidiani dei bambini. Il video proiettato nella conclusione ha mostrato non soltanto l’opera, i luoghi, le strutture, ma soprattutto il cuore pulsante della comunità, i visi dei bambini.

Durante la giornata di sabato il nuovo Provinciale d’Italia, P. Fortunato Romeo ha valorizzato la collaborazione tra laici e religiosi, invitando i laici a presentare ai religiosi le proprie istanze ed esigenze. Si è parlato anche della “Fondazione Somaschi”, importantissima per la realizzazione di attività e progetti, esempio di collaborazione proficua tra laici e religiosi.

Lo psicologo e pedagogista Ezio Aceti ha affrontato il tema del disagio attuale dei bambini e dei ragazzi e, con l’impeto e con le modalità relazionali che lo contraddistinguono, ha sollecitato alla riflessione, alla presa di coscienza di numerose azioni non corrette compiute dai genitori e dagli educatori nel rapporto con i giovani, in un mondo globale, centrato sulle relazioni. Ezio Aceti ha posto a confronto la società patriarcale del passato con la situazione di oggi, si è rivolto alle famiglie e agli educatori. Ha parlato di empatia, ponendo l’accento sulle emozioni. A partire dalle sue sollecitazioni è emerso con intensità il ruolo del dialogo, dell’ascolto autentico dei ragazzi, del sostegno da offrire loro come una mano tesa anche nei momenti meno positivi.

Per ampliare il composito quadro degli stili di vita somaschi sono stati proposti i racconti di Franco Invernizzi, presentato da Mara Bossi e di Angelo Pennacchioni, presentato da P. Mario Ronchetti.

Franco Invernizzi ci ha offerto la testimonianza del suo lavoro e della sua vita quotidiana, condivisa con gli uomini che sono accolti a Gorgonzola presso la comunità casa di Andrea. Ci ha parlato dell’impegno e delle difficoltà, connesse con le diverse età e con le diverse storie personali degli uomini in condizione di fragilità sociale con i quali divide i piccoli spazi della casa, arricchita dalla bellezza dei fiori, dai canarini, dalle poesie dipinte sulle pareti. Oltre a offrire un supporto costante in una casa accogliente, non solo e non tanto in senso materiale, ma perché riscaldata dal dialogo, ci si pone l’obiettivo dell’inserimento sociale e lavorativo nel territorio, unito al sostegno durante un graduale percorso di autonomia. L’approccio utilizzato passa anche attraverso il coinvolgimento del tessuto sociale: la casa di Andrea è fortemente radicata nel territorio, con connessioni con la comunità parrocchiale e con un gruppo di volontari che collaborano in modo positivo.

Angelo Pennacchioni ha invece raccontato lo stile di Righetto Cionchi (1857-1923) che, nato da famiglia poverissima, all’età di cinque anni visse l’esperienza delle apparizioni della Madonna e nel 1878 entrò nella Congregazione dei Padri Somaschi.

Domenica mattina Monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, si è soffermato sullo stile “conciliare” per i cristiani di oggi. Ha partecipato al Concilio durante la seconda sessione, nell’autunno del 1963, dopo essere stato consacrato vescovo ausiliare del cardinale Lercaro. Monsignor Bettazzi ha detto di aver visto concretamente al Concilio Vaticano II l’universalità della Chiesa, infatti, grazie alla partecipazione di confratelli provenienti da altri continenti, il Concilio era antropologicamente “ecumenico”. Altri elementi significativi del Concilio erano il dinamismo, le idee che emergevano e il dibattito. Papa Giovanni XXIII voleva un concilio non “dogmatico” (mirato a definire verità di fede, escludendo tutti coloro che non le avessero accolte), ma “pastorale”, con l’intento di presentare le verità di fede in modo comprensibile. Monsignor Bettazzi ha citato la Gaudium et Spes e il suo messaggio “non l’umanità per la Chiesa, ma la Chiesa per l’umanità”, la Lumen Gentium (“non i fedeli per la gerarchia, ma la gerarchia per i fedeli”), ha parlato del primato della parola di Dio, esplicitato nella Dei Verbum, e ha ricordato la Sacrosanctum Concilium e la riforma liturgica. Monsignor Bettazzi, senza rinunciare al gusto della battuta e della barzelletta, ha portato efficace testimonianza dello stile emerso dal Concilio Vaticano II, ricco ancor oggi di messaggi fecondi di fede.

Le tre giornate del convegno sono state arricchite dalla proiezione di alcuni video, mi piace ricordare per primo quello relativo alle parole di Papa Francesco durante la veglia di Pentecoste, il 18 maggio 2013. Il Papa risponde alla domanda: in che modo ”possiamo vivere una Chiesa povera e per i poveri? In che modo l’uomo sofferente è una domanda per la nostra fede? Noi tutti, come movimenti e associazioni laicali, quale contributo concreto ed efficace possiamo dare alla Chiesa e alla società, per affrontare questa grave crisi che tocca l’etica pubblica, il modello di sviluppo, la politica, insomma un nuovo modo di essere uomini e donne?”.  Papa Francesco, nella sua risposta, sottolinea alcuni punti fondamentali e afferma: “la Chiesa non è un movimento politico […]. Noi non siamo una ONG e quando la Chiesa diventa una ONG perde il sale, non ha sapore, è soltanto una vuota organizzazione […]. La Chiesa è sale della terra, è luce del mondo, è chiamata a rendere presente nella società il lievito del Regno di Dio e lo fa prima di tutto con la sua testimonianza, la testimonianza dell’amore fraterno, della solidarietà, della condivisione”.

Testimonianza e condivisione rimandano alla sfera interpersonale, alla comunione, allo “stare con”, punto chiave dello stile di vita somasco. Papa Francesco dice inoltre: “[…] la fede è un incontro con Gesù e noi dobbiamo fare la stessa cosa che fa Gesù: incontrare gli altri”. Ecco nuovamente la dimensione relazionale, essenziale e fondante.

Gli altri video erano legati al Movimento Laicale, uno è stato dedicato al 5° convegno, che si è svolto a Quero, Paderno del Grappa e Treviso dal 28 aprile al 1° maggio 2012, nell’anno del Giubileo Somasco: le immagini ci hanno riportato con immediatezza ai luoghi significativi per San Girolamo Emiliani. Le altre proiezioni hanno illustrato le attività che si svolgono a Toritto, a Velletri e a Nervi, la finalità è stata quella di condividere con tutti i presenti il proprio lavoro quotidiano, andando “oltre le opere” in senso materiale e mostrando i visi di tutti coloro che sono accolti in questi luoghi, nei quali si avvertono un clima di famiglia e uno stile relazionale che traggono energia da San Girolamo Emiliani.

Le immagini del Collegio di Nervi hanno mostrato la casa, “costruita sulla roccia”, sugli scogli rivolti al mare, resa viva ogni giorno dagli studenti, animata da tanti visi, da tante storie che si intersecano con quelle degli educatori, religiosi e laici. Dalle immagini di Toritto e Velletri è emerso l’entusiasmo degli educatori, il desiderio di fare insieme molte esperienze che raccontino uno stile derivato dal carisma somasco.

Dopo tre giorni trascorsi insieme siamo tornati nelle nostre realtà locali, più ricchi di idee, con il vivo ricordo di momenti emozionanti di condivisione. “Essere somaschi” è stile di vita e identità, luce che illumina gli angoli bui della nostra fragilità, luce che guida i nostri passi.

Prof.ssa Daniela Leuzzi

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